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venerdì 29 novembre 2013

L’EX AGENTE DELL’MI5 BARRIE TROWER E LE ARMI PSICOTRONICHE ( Mk Ultra italia )

L’EX AGENTE DELL’MI5 BARRIE TROWER E LE ARMI PSICOTRONICHE ( MK ULTRA ITALIA )

L’ex agente dell’MI5 Barrie Trower e le Armi Psicotroniche
L’ex agente dell’MI5 Barrie Trower è un fisico che ha lavorato per i servizi segreti britannici. Ci ha rivelato segreti circa l’enorme pericolo di Inquinamento elettromagnetico, onde scalari e le radiazioni a microonde sia del nostro telefono cellulare che nella tecnologia Wi-Fi. Egli rivela inoltre, come le agenzie di intelligence facciano un uso improprio delle microonde in tutto il mondo, essi infatti possono influenzare i corpi delle persone, compreso il cervello. Possono provocare dolore in tutto il corpo e malattie, anche attacchi di cuore e ogni forma di cancro.
Essi possono controllare la vostra mente leggendo i vostri pensieri, oppure modificarli, si può spiare nella memoria, modificarla o cancellarla. Possono controllare a distanza un uomo totalmente senza che egli se ne renda conto. La gente può essere programmata per essere usata come una vera e propria telecamera vivente, un killer o una macchina del sesso.
 E ‘facile per loro far sentire le voci nelle loro teste, ( V2K ) e non è una malattia mentale, ma il risultato di una tecnologia moderna.
Il telefono cellulare e wireless per internet, possono causare danni da radiazione non solo per noi, per i nostri figli e la natura, ma anche per le generazioni future in un modo così orribile, che tra qualche generazione, moltissime donne avranno perso la loro fertilità.
Il Dr. Barrie Trower è sconvolto per il fatto che gli scienziati britannici ( e non solo ) hanno licenza di uccidere con queste tecnologie, infatti esse sono state usate su centinaia di cavie umane innocenti, e ovviamente l’hanno sempre fatta franca. Lui e l’esperto di controllo mentale dott. Henning Witte, hanno forti sospetti che queste armi segrete a microonde, siano state usate per alterare i risultati inglesi alle Olimpiadi di Londra 2012.
In fine il Dr. Trower, fa un appello a tutti i governanti del mondo, compresi i reali danesi e svedesi, per far sì che il popolo possa essere salvato, rivelando attraverso una conferenza stampa al mondo intero, questa orribile tecnologia psicotronica dei servizi segreti.

mercoledì 13 novembre 2013

La scienza riscrive il cervello. Come in un film. Stimoli magnetici, piccole scosse elettriche. E farmaci sperimentali. Si moltiplicano i test che (come in un film di fantascienza) trasferiscono nuove informazioni al cervello.

La scienza riscrive il cervello. Come in un film. Stimoli magnetici, piccole scosse elettriche. E farmaci sperimentali. Si moltiplicano i test che (come in un film di fantascienza) trasferiscono nuove informazioni al cervello. 


MEMORIE cancellate. Ricordi creati dal nulla. Elettrodi che recapitano corrente agli strati profondi del cervello. Stimoli magnetici capaci di alterare la percezione del bello o del giusto. Gentili scosse da pochi milliampere che danno “la sveglia” ai neuroni. Minuscoli cervelli allo stato embrionale cresciuti in provetta anziché in un grembo materno a partire dalle cellule staminali. E l’astrofisico Stephen Hawking nel frattempo rassicura: "Raggiungeremo l’immortalità. Saremo un giorno in grado di trasferire le informazioni del nostro cervello su un supporto artificiale".

Un’idea simile — l’architettura della mente umana riprodotta nel silicio di un computer — riceverà un miliardo di euro in dieci anni dall’Unione Europea. Non di fantascienza si tratta, ma di un progetto bandiera che coinvolge 90 università e centri di ricerca in 22 paesi del continente. Negli Usa, contemporaneamente,a un’iniziativa analoga il presidente Obama ha promesso 3 miliardi di dollari.

Il santuario della nostra coscienza e personalità ha dunque smesso di essere impenetrabile. L’homo faber ha iniziato a mettere mano alla parte più sacra e protetta di sé. Dopo decenni di risultati non proprio eclatanti da parte della chimica e dei farmaci, i nuovi “artigiani” della materia grigia promettono ora risultati concreti per alcune malattie mentali. Trasmettendo un po’ di inquietudine, mescolata alla giusta speranza.

Sembra la trama di “Total recall”,ma è une sperimento reale: studiando dei topolini nel suo laboratorio dell’università della California a Irvine, il professore di Neurobiologia Norman Weinberger è riuscito a inserire dei minuscoli elettrodi nel cervello fino a raggiungere la corteccia uditiva. E lì ha impiantato dei ricordi artificiali: memoria di esperienze (in questo caso uno stimolo sonoro) mai avvenute. La descrizione dell’esperimento è uscita il 29 agosto su Neuroscience.

Weinberger oggi spiega: «Lanostra ricerca dimostra che è possibile inserire nel cervello specifici contenuti di memoria. Questi ricordi sono completamente falsi: non nascono da un’esperienza. Secondo i nostri risultati sarebbe possibile creare finte memorie anche negli esseri umani, ma a questo stadio della ricerca abbiamo solo l’obiettivo di svelare come funziona il meccanismo della fissazione dei ricordi. Non ci poniamo scopi terapeutici».

Sulla stessa strada troviamo le sperimentazioni sull’uomo di un farmaco che i ricordi, al contrario, li cancella. L’obiettivo è aiutare le persone colpite da quello stress da disordine post-traumatico che affligge soprattutto gli ex soldati. La sostanza usata si chiama “Propanolol” e sabota il delicato processo che nel cervello avviene quando un’esperienza è immagazzinata sotto forma di ricordo. 

Questa sostanza chimica — allo studio da una decina di anni sui veterani o sulle vittime di incidenti che arrivano al Pronto soccorso — parte dal principio che tanto più un’esperienza è carica di significato emotivo (paura in primis, ma anche gioia o ansia), tanto più il ricordo sarà fissato in modo indelebile. Il propanolol attenua la risposta emotiva a un trauma. E quindi smorza la preminenza di un evento doloroso nella gerarchia delle memorie.

Cancellare o scrivere memorie come se il cervello fosse una lavagna è una delle invenzioni che nascono nel cinema prima ancora dei laboratori. InSe mi lasci ti cancello due ex fidanzati si rivolgono a una clinica per eliminare ogni traccia mnemonica della loro relazione. L’effetto, paradossalmente, è dimenticare quel che è successo e tornare a innamorarsi durante un nuovo incontro. In Total Recall una ditta promette ai suoi clienti la creazione di ricordi partendo da esperienze che si sarebbe tanto desiderato vivere. Il protagonista si fa impiantare nel cervello la memoria della vita da spia che aveva sempre sognato. Ma un problema tecnico provoca una serie di disavventure in cui si non si distingue più fra realtà e ricordi artificiali.

"Alcuni esperimenti manipolano effettivamente il cervello. E quindi manipolano anche la mente", commenta Michele Di Francesco, rettore dell’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia e uno dei fondatori della giovane Società Italiana di Neuroetica. "La memoria è la base della nostra identità e senza ricordi l’“io narrativo” si svuota. Certo, tecniche come la stimolazione cerebrale profonda promettono di migliorare i sintomi del Parkinson. 

Ma per le loro potenzialità, questi metodi richiedono cautela". Il rischio è che l’uomo dal “conosci te stesso” prenda una scorciatoia che lo porti al “cambia te stesso”. "Sarebbe il colmo — prosegue Di Francesco — se la nostra specie che ha sempre cambiato il mondo grazie alla sua intelligenza e cultura, ora iniziasse a cambiare anche se stessa. I momenti di crisi spesso aiutano a crescere. Se una situazione ci rende tristi, la reazione migliore è cambiare la situazione, non cancellare la tristezza".

Tra gli strumenti usati per “entrare” nel cervello e modificare i suoi circuiti ci sono la stimolazione elettrica e quella magnetica. La prima viene usata nel Parkinson o in forme estreme di depressione: un elettrodo sottilissimo viene inserito nel cervello in maniera permanente e invia piccole scosse a gruppi precisi di neuroni. Sono 700 mila nel mondo le persone sottoposte a questo metodo. L’americana Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) ha deciso una settimana fa di finanziare con 70 milioni di dollari questi stimolatori. E lo scrittore di fantascienza Michael Crichton alla tecnologia ha dedicato “Il terminale uomo”: a un epilettico viene impiantato nel cervello un computer dotato di elettrodi. Ma l’apparecchio invia impulsi errati, e il paziente diventa un criminale.

Nulla di simile è mai avvenuto nella realtà. Ma una piccola corrente all’esterno del cranio (niente a che vedere con l’energia dell’elettroshock) ha dimostrato di poter avere effetti bizzarri. A maggio, in un esperimento dell’università di Vancouver pubblicato suCurrent Biology, 25 volontari hanno indossato un caschetto con degli elettrodi, ricevendo una scossa da un milliampere. La loro rapidità nel fare i calcoli a mente è migliorata fino a 5 volte. Ma l’effetto è scomparso dopo sei mesi.

Come funzioni il “doping” con la corrente non è chiaro, ma a giugno un altro esperimento ha aggiunto mistero al fenomeno. Una serie di scosse da 2 milliampere (10mila volte meno di una presa elettrica, e la sensazione di una leggera puntura nella testa) ha reso i 99 volontari assai più generosi nel dare i voti alla bellezza di alcuni volti mostrati in foto. Alla tecnica si è allora interessata una ditta che produce videogiochi. La Foc.ushamesso in vendita a 249 dollari una cuffia che somministra piccole scosse. "Rendi le tue sinapsi più veloci, con la stimolazione elettrica transcranica" recita lo slogan di una tecnologia forse fuggita troppo in fretta dai laboratori.

Altro che dibattiti sul Prozac, insomma. Con l’industria farmaceutica che nell’ambito delle malattie mentali non è andata molto avanti rispetto ai principi attivi degli anni Sessanta, il nuovo orientamento sembra essere quello di impugnare “chiavi inglesi e cacciaviti”. L’azienda Usa Medtronic che vende apparecchi per la stimolazione elettrica sostiene di aver soddisfatto più di 100mila pazienti affetti da dolore cronico, epilessia, fame compulsiva e dipendenze più varie. "L’uso di elettrodi dentro al cervello — secondo Todd Sacktor, neurologo della State University of New York — resterà comunque l’ultima spiaggia, perché richiede un intervento chirurgico. Anche se questi strumenti sono utili nella ricerca, secondo me il futuro della terapia sta nell’uso sempre più perfezionato di scanner del cervello, farmaci e psicoterapia".

La transizione dalla chimica dei farmaci alla stimolazione elettrica è ciò che invece auspica Josef Parvizi, direttore del programma di Elettro-fisiologia Cognitiva a Stanford: "Il linguaggio del cervello è una combinazione di chimica ed elettricità. Finora nel provare a curare le malattie del cervello si è preferito l’approccio chimico, attraverso i farmaci. Ma il costo per il resto del corpo è stato alto. Prendiamo l’epilessia. Se assumiamo un chilo di pillole, 900 grammi finiscono in fegato, pancreas, ossa e solo 100 grammi raggiungono l’organo bersaglio, cioè il cervello. Ma 99 grammi andranno ad agire su aree cognitive che con l’epilessia non hanno nulla a che fare, dando vista offuscata, senso di svenimento, spossatezza. Un grammo solo colpirà i neuroni responsabili della malattia. Questo è un approccio brutale, che va superato. Con farmaci più mirati. Ma anche, se necessario, con l’elettricità".

giovedì 7 novembre 2013

Un nuovo elmetto per rendere i soldati e cavie umane degli zombi telecomandati MK ultra italia .

Il nuovo elmetto per il controllo a distanza dei militari e dei civile cavie umane del controllo mentale Mk ultra italia 



L’dea è semplice: se ogni singolo aspetto delle sensazioni umane, dalla percezione alle emozioni fino al comportamento è regolato dall’attività del cervello, allora è sufficiente stimolare quest’ultimo per indirizzare al meglio un militare durante un’azione di guerra. Già ma cos’è il “meglio”? Una risposta l’ha data la Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), il dipartimento che si occupa dei progettazione e ricerca per la difesa degli Stati Uniti. Il “meglio”, secondo gli alti comandi, consisterebbe nel poter infondere nei militari, quando necessario, un impulso al cervello per ridurre o aumentare gli stati d’ansia, lo stress, la miglior capacità possibile di osservare e trarre deduzioni durante un’attività, sentire meno dolore se feriti, rimanere svegli a lungo e intervenire sul militare in modo psichiatrico. Il mezzo sarebbe un elmetto, che, oltre che a proteggere la testa del soldato, abbia al suo interno queste potenzialità e faccia da interfaccia con un computer che posto a distanza adeguata possa interagire con il cervello. Una sorta di “controllo a distanza” delle menti degli uomini e delle donne inviati sui fronti più pericolosi, che pone non pochi interrogativi etici. Fino ad oggi, al di fuori del mondo militare, molte sono le limitazione che rallentano le possibilità di stimolare il cervello per trattare malattie e controllare i processi di informazioni che passano per i circuiti dell’encefalo. La DBS, ad esempio, ossia la stimolazione profonda del cervello, viene utilizzata per limitare i problemi creati dal Parkinson, ma richiede un intervento chirurgico per impiantare elettrodi e batterie nel paziente. La TMS invece, che è utilizzata su chi, con problemi di depressione o allucinazioni, non reagisce alle medicine, non richiede interventi chirurgici, ma necessita di una stimolazione su una piccola area del cervello, circa un centimetro per lato, e da lì non si deve uscire per ottenere gli effetti e, oltretutto, non riesce a stimolare i circuiti profondi del cervello dove risiedono molti circuiti importanti per il problema (tant’è che alcuni ricercatori la considerano niente più che un placebo). “Al fine di oltrepassare queste limitazioni, abbiamo messo a punto un nuovo sistema tecnologico che invia ultrasuoni al cervello che stimolano i suoi circuiti senza interventi chirurgici. Inoltre il sistema ha una capacità che è almeno 5 volte superiore come qualità di intervento rispetto alla TMS”, spiega William Tyler, della School of Life Sciences all’Arizona State University e che lavora per la Darpa. I risultati di tali ricerche sono ormai così avanzati che la Darpa vuole applicarli ai militari americani impegnati in azioni di guerra. L’idea è di inserire in un casco tutti gli strumenti necessari per stimolare il cervello del combattente a seconda delle esigenze. I prototipi di tali caschi sono già sul tavolo della Darpa. Essi presentano una miniaturizzazione del sistema di trasmissione degli ultrasuoni e mostrano la possibilità di colpire i centri nervosi del cervello del militare senza che questi debba rimanere immobile. “Con questo elmetto, il soldato potrà ricevere informazioni di qualunque genere, sarà protetto come nessun altro elmetto ha fatto finora, ma soprattutto potrà essere stimolato in modo neurologico affinché i suoi centri nervosi rimangano in allerta per tutto il tempo necessario di un’azione di guerra senza momenti di riposo, potrà riceve stimoli per avere un comportamento da “uomo senza paura” e se l’azione di guerra lo porterà ad avere stati d’ansia pericolosi, questi potranno essere cancellati. E in caso venga ferito, gli si potrà limitare il dolore”.